pensieri da una domenica di fine novembre

Se penso alla spensieratezza di quando si è bambini sento in me un grande nodo, un blocco, un vuoto dato qualcosa che ho perso ma che ricordo bene, in modo chiaro, nitido, presente e che quindi ancora posso ricercare e inseguire ogni giorno.

Non credo di potermi già definire “grande”, parola che tra l’altro non ho mai capito fino in fondo, perché spesso usata a sproposito…”grande” definisce sia la dimensione fisica che quella spirituale e personale di un individuo, ma quand’è che veramente uno diventa grande? E perché ogni tanto si parla di “grandi” riferendosi a dei soggetti che di grande hanno proprio ben poco? E poi se uno è piccolo di statura potremmo mai definirlo grande? Insomma questo termine andrebbe sicuramente sostituito con qualcosa di diverso, magari usando il termine compiuto, realizzato?

Beh, dubbi e riflessioni a parte, io di grande ho ben poco, forse gli occhi, sicuramente non lo stipendio e ancor meno la sicurezza su ciò che farò domani. Eppure sì, sto diventando grande, imparo ogni giorno, cresco (non più di statura purtroppo), conosco cose e persone nuove continuamente e sempre più grandi diventano sicuramente i miei sogni.

Sogno un sacco di cose, alcune che forse accomunano tutti noi: l’amore, un nido tutto mio, il bene dei miei fratelli e dei miei genitori, sogno felicità, risate, soldi, successo, viaggi. Poi però sogno anche di essere spensierata, sogno un mondo che rallenta e non mi corre dietro, sogno l’attenzione delle persone, non verso di me ovviamente, ma verso chi davvero ne ha bisogno, sogno di non avere paura pensando al futuro e sogno di svegliarmi un giorno già proiettata in quel futuro sapendo di aver vissuto a pieno. 

Sogno, sì, ma poi realizzo che sono qui solo ora, e quindi ogni tanto smetto di sognare e semplicemente vivo.

xx
C

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